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La Performance Art è una forma artistica dove l'azione di un individuo o di un gruppo, in un luogo particolare e in un momento particolare costituiscono l'opera.

Negli anni ‘60 artisti provenienti dalla scuola tradizionale (pittori, scultori etc) iniziano ad utilizzare il canale corporale proponendo le "Azioni", un linguaggio estrapolato dal teatro. Alcuni studi accademici attuali sono orientati verso l'idea che il nuovo movimento contemporaneo non è altro che una evoluzione della body art, ricerca in crescita già dagli anni ‘90.

L'espressione Human Installation, coniata per Kyrahm e Julius Kaiser, attribuisce un nome a questo nuovo linguaggio.

"Mutazioni Profane" presso il Teatro dell'Orologio, è una sintesi dei loro percorsi di ricerca artistica: performance, body art, quadri viventi, installazioni umane e azioni estreme sul corpo.

Extreme Gender Art è un progetto di Performance Art che da qualche anno sta operando trasversalmente dalla scena underground alle mostre di arte contemporanea di alto livello.

La sfida è di proporre a teatro in uno spettacolo fruibile in un'ora, espressioni artistiche nate in tutt'altro contesto: dalla body art estrema dei rave party, alle azioni performative degli anni '60-'70, e le più sofisticate installazioni umane da museo d'arte contemporanea.

Si tratta di un esperimento che non ha precedenti in Italia.

L'evento si apre il 17 settembre a Piazza dell’Orologio con “Human Installation 0: Crisalide" di Kyrahm. L’installazione umana multimediale prevede la presenza di un enorme bozzolo-crisalide al centro della piazza nel quale l’artista vi rimane rinchiusa per 30 ore consecutive, vegliata giorno e notte dalla propria madre che provvede ai suoi bisogni primari, per poi rinascere e dirigersi verso il Teatro dell'Orologio aprendo il festival "Mutazioni Profane" presso la sala Orfeo il 18 con replica il 19 Settembre, tra Performance Art, Videoarte e musica.

"Attraverso questa mia opera cerco di ritrovare il legame con mia madre. L'isolamento volontario è l'illusione di sentirsi al sicuro. La dimostrazione che rinchiudersi per difendersi in realtà ci espone maggiormente ai rischi: rimanendo incatenati agli schemi mentali della propria cultura si diventa invisibili". L'intera azione performativa è ripresa in live streaming ed è possibile interagire con Kyrahm via web.

L’indomani l'artista ricomincia a nutrirsi e riprendersi a teatro per iniziare "Human Installation II: Life Cycle" ispirato alle fasi dell'esistenza dopo la nascita: i personaggi non sono attori ma soggetti reali: un neonato di 18 giorni che piange affamato, la pubertà che si copre imbarazzata, soggetti anziani che mostrano i loro vecchi corpi.

Il filo conduttore dell’evento è il concetto di mutazione: corpi in evoluzione, body art estrema, metamorfosi. Ogni mutazione estetica, psichica, di genere, sessuale e ogni inflizione corporea è rappresentativa di una società liquida e in continua trasformazione dove l'opera d'arte deve perdere necessariamente il carattere di staticità che è tipico di altre espressioni.

La body art estrema parte dall'assunto che tutto debba essere reale.

“Human Installation III: Sacrifice” di Kyrahm, un omaggio a Ron Athey in collaborazione con i Bloody Cirkus, indaga il rapporto tra iconografia cristiana e bodyart estrema: l’artista piange davvero sangue davanti ad una crocifissione reale in cui veri e propri ganci affondano nella carne. Un’opera che esalta l’aspetto umano del Cristo. Una carne che è "Materia da modellare" nella performance "Human Installation I: Obsolescenza del Genere" di Kyrahm e Julius Kaiser scelta tra le 30 migliori performance gender exploration migliori del mondo negli USA, che racconta la transessualità FtM (da donna a uomo).

La delicatezza e la crudezza si mescolano nelle varie rappresentazioni sull’amore: da "Human Installation VI: Domani ed ancora ieri" di Julius Kaiser che attraverso alcuni frammenti propone una riflessione sulla perdita e il ricordo, all’amore corrotto de "Il gioielliere" di Kyrahm e Julius Kaiser, che rappresenta il tema atavico delle differenze di classe e di genere, al rapporto tra vittima e carnefice proposto da Sylvia Di Ianni che indaga la sindrome di Stoccolma in “Nympholeptoi”, a Francesca Fini, documentatrice del lavoro di Kyrahm e Julius Kaiser che per la prima volta si misura con la performance art proponendo "Cry me". Sylvia Di Ianni offre inoltre un ribaltamento claustrofobico di Alice in wonderland con “Jumping on the ground”. L’evento ospiterà anche l'artista concettuale Angelo Pretolani di Genova molto attivo sul versante della Performance Art negli anni '70.

La raffinata colonna sonora è a cura del compositore Alessio Contorni, che eseguirà in un live set unico nel suo genere con strumenti musicali rarissimi.

concept: Kyrahm